La Storia

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La nostra Famiglia vive e coltiva terreni a Montefalco sin dal 1568, anno in cui, come documentato negli Archivi Storici del Comune, vengono inseriti in catasto i terreni degli “Heredes July Simonis Moncelli…”.

Tra i nostri antenati troviamo il Cardinale Gerolamo Simoncelli pronipote di Papa Giulio III.

Nel 1827 la proprietà viene gestita dall'erede Maria Aloisa Moncelli, donna di grande cultura e saggezza tanto da meritare l'appellativo di “La Veneranda”. In questi anni la Nobile Maria Aloisa, si dedica con grande attenzione e cura a portare avanti la produzione nelle sue terre, raggiungendo ottimi risultati nella vigna e nella produzione di vino e olio.

Con la stessa passione e competenza, ancora oggi continuiamo nella lavorazione di prodotti di alta qualità.


Le Origini

Le origini della famiglia Moncelli passano attraverso due evoluzioni; la prima è il collegamento al ceppo di origine spagnolo mentre la seconda è legata al trasferimento di un ramo secondario a Montefalco.

Gli avi giunsero in Italia al seguito del Cardinale spagnolo Egidio Albornoz chiamato dal Papa con l’incarico di riorganizzare lo Stato Pontificio, allora in piena dissoluzione, in preparazione del ritorno della Santa Sede da Avignone a Roma.

Infatti, tra i suoi ufficiali compare il nostro capostipite, il capitano Simoncello dè Carvajal che, stabilitosi dapprima a Viterbo e quindi ad Orvieto, da origine ai Simoncelli.

Tredici anni sarebbe durata la missione di Simoncello che lo portò a Firenze, Siena e Perugia e quindi a Viterbo, Vetralla, Corneto e Orvieto dove l’avo entrò il 9 giugno 1354 quando la popolazione decise di darsi in signoria al papa ed all'Albornoz. Fu proprio ad Orvieto, dopo un breve soggiorno a Viterbo, che l’avo si stabili dando origine ai Simoncelli.


Antonio

Personaggio chiave per l’evoluzione storica della famiglia, grazie al suo fortunato matrimonio con Cristofora Ciocchi del Monte, figlia di Baldovino, fratello del futuro Papa Giulio III.

Più volte Camerlengo dell’opera del Duomo di Orvieto, nel 1522 venne creato Conte di Castelpiero da Papa Adriano VI con la concessione del feudo dopo averlo tolto ai Baglioni di Perugia, di cui aveva distrutto il castello, per affermare la supremazia della Camera Apostolica, dopo che Piero e Giovancarlo Baglioni, eredi rivali, se ne contestavano ostinatamente il possesso con le proprie milizie.
Il titolo comitale sarà trasmesso al figlio primogenito Simoncello, che però morirà senza figli estinguendo il ramo principale della famiglia. Oggi il titolo rimane rivendicabile all’unica linea superstite, quella dei Moncelli di Montefalco, discendenti in linea diretta da Giovanni Battista, figlio di Antonio.
Antonio fu particolarmente attivo anche nelle opere di carità fondando l’ordine delle Monache penitenti affidandogli un monastero con lo scopo di accogliere le giovani abbandonate dalle proprie famiglie.


Carvajal Simoncelli

(1508 - 1596)

Fratello di Antonio, all’età di 27 anni venne nominato Vescovo di Sovana, sede che manterrà sino alla morte, avvenuta nel 1596.
Il suo insediamento non fu facile tanto è vero che dapprima il fratello Antonio dovette recarsi a Siena offrendo di disporre del Vescovado in benefizio di codesta Repubblica, prima di ottenere il consenso dei Governanti senesi per l’effettiva presa di possesso della Diocesi di Sovana. I rapporti iniziali non furono però facili; nel 1537 gli Agenti e Ufficiali della Comunità di Sovana proibirono ai lavoratori della Tenuta delle Capannelle di pagare i dovuti terratici al Vescovado, asserendo che la conferma apostolica della permuta, con la quale era stata ottenuta la tenuta, non era stata conseguita secondo i Capitoli stipulati dal Vescovo con la Comunità di Sovana. Fu necessario inviare a Sovana, il 5 agosto 1537 un procuratore il quale presentò al notaio Baldassare di Bernardino, luogotenente del Podestà di Sovana, una petizione riguardo al possesso della Tenuta delle Capannelle, conseguente alla permuta e alla sua conferma apostolica con la ”Pavolina”, chiedendo esplicitamente al Gonfaloniere Leonardo di Pasquale e ai Priori della Comunità sovanese che venisse tolto ogni impedimento e proibizione riguardo al pagamento dei terratici delle Capannelle al Vescovo.
Il Procuratore presentò petizione e intimazione minacciando di ricorrere ai Governanti di Siena o alla Sede Apostolica.
E’ evidente che si trattò di un tentativo della Comunità di Sovana, in un periodo di difficoltà economiche, di rimettere in discussione la permuta sfavorevole a suo tempo effettuata.
Molto probabilmente la presenza di Paolo III Farnese sul soglio Pontificio indusse la Comunità sovanese ad accantonare ogni rivendicazione, specie durante il suo pontificato e successivamente negli anni difficili della guerra di Siena (1552-1559).
Carvajal continuò comunque a risiedere a Orvieto dove, nella prima metà del sec. XVI, fece costruire dall’ architetto Ippolito Scalza lo splendido palazzo di via Malabranca.
La costruzione venne realizzata velocemente abbattendo alcuni immobili già appartenuti alla famiglia Filippeschi e annettendo l’antico oratorio di San Savino la cui torre cadde nel 1616.
Il palazzo è rivestito di basalto fino al primo piano e nel fascione sotto le finestre porta scritta l’iscrizione in spagnolo Carvajal des Carvajal por comodidad de sus amigos padron (il proprietario annuncia di aver edificato il palazzo per comodità dei suoi amici). Sull’architrave della porta d’ingresso c’è invece una scritta in latino: Portus non porta boni non mali (porto di bene, non porta di male).


Girolamo Simoncelli (Cardinale)

(1522 - 1605)
Girolamo nasce ad Orvieto nel 1522, da Antonio e Cristofora Ciocchi Del Monte, nipote quest’ultima del futuro Papa Giulio III, fratello del padre Balduino. Il 22 dicembre 1553, appena trentunenne Gerolamo è creato cardinale diacono con il Titolo dei SS. Cosma e Damiano e poi, passato all'ordine dei preti, di S. Prassede e S. Maria in Trastevere. Il 25 giugno 1554 è nominato Vescovo di Orvieto. Nel 1562 rinunzia alla sede orvietana e si trasferisce a Roma.

Il 21 febbraio del 1600 è nominato Vescovo di Albano, pur continuando a tenere l'amministrazione della diocesi di Orvieto.
Diventato Vescovo di Orvieto Girolamo, infervorato dalle idee intransigenti e battagliere alimentate dal concilio di Trento, pensò di poterle applicare in anteprima e in grande stile alla Cattedrale che, in un certo senso, aveva a disposizione, e all’interno del clima di rinnovamento dominante a Orvieto in quegli anni, non fu difficile per il vescovo trovare alleati disposti a programmare un intervento di avanguardia che, tenendo conto dei nuovi indirizzi dell'arte sacra decretati per reazione alla riforma protestante, trovasse nel Duomo il supporto prestigioso per un rilancio efficace di quei riaffermati principi cristiani di cui la Santa Romana Chiesa si riteneva unica interprete e depositaria. Il programma del cardinale era molto ambizioso perché si trattava di reinventare forme di comunicazione moderne per un messaggio che doveva ribadire vecchie credenze, lasciando immote le strutture di potere, ma fu così originalmente elaborato che alcuni dei risultati ottenuti furono codificati e riproposti in operazioni analoghe: la pala d'altare, per esempio, così come fu ideata e realizzata in quell'occasione, diventerà un elemento tipico di tutte le chiese controriformate, in Italia e all' estero.
Girolamo vestì la porpora per 52 anni diventando protopresbitero, ossia il cardinale nominato da più tempo, partecipando a ben dieci conclavi1, record ad oggi imbattuto!
Probabilmente partecipando a tutti questi conclavi maturò l’aspirazione ad ascendere al soglio pontificio, o forse la maturarono i suoi familiari, infatti il suo nome è passato alla storia per la vicenda delle false profezie attribuite a San Malachia, ma opera invece dei sostenitori del Cardinale nel 1590 ed i n particolare del falsario Ceccarelli.
Note come le Prophetia de summis pontificis riportano una serie di 111 Pontefici a partire da Celestino II designati con un breve motto. Il successore di Urbano VII, eletto nel 1590, avrebbe dovuto essere De antiquitate Urbis con allusione a Orvieto, sua città natale, detta in latino Urbs Vetus.
Evidentemente fu qualche familiare che, desideroso di vederlo salire al soglio pontificio commissionò al bevanate Ceccarelli le false profezie, e forse furono proprio i Moncelli di Montefalco, vista la vicinanza con Bevagna dove risiedeva il falsario.

In ogni modo nel conclave del 1590 Girolamo sfiorò davvero l'elezione al pontificato. A dispetto di ciò il Cardinale fu comunque un uomo privo di ambizioni, ebbe una condotta prudente e libera senza timore, né rispetto umano, né cupidigia, né orgoglio lo poterono mai rimuovere dalla sua equanimità e giustizia. Il Cancellieri narra che faceva di nascosto incendiare i carri di fieno, onde intimorire i villani e poi ne risarciva largamente il danno. Girolamo morì a Roma il 22 febbraio 1605 e venne seppellito nella Chiesa di Santa Maria del Popolo.

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1 Partecipò alle elezione dei seguenti Pontefici: Marcello II, Paolo IV, Pio IV, Pio V, Gregorio XIII, Sisto V, Urbano VII, Gregorio XIV, Innocenzo IX e Clemente VIII.

Cursus honorem
Creato Cardinale di Santa Romana Chiesa dell’Ordine dei Diaconi nel Concistoro del 22-XII-1553, Cardinale Diacono dei Santi Cosma e Damiano dal 5-XII-1554 al 15-I-1588, passò all’Ordine dei Preti il 15-I-1588, Cardinale Prete del Titolo di Santa Prisca dal 15-I-1588 al 30-III-1598, Cardinale Prete del Titolo di Santa Maria in Trastevere dal 30-III-1598 al 21-II-1600, passò all’Ordine dei Vescovi il 21-II-1600, Cardinale Vescovo della Diocesi Suburbicaria di Albano dal 21-II-1600 al 24-IV-1600, Cardinale Vescovo della Diocesi Suburbicaria di Frascati dal 24-IV-1600 al 16-VI-1603 e Cardinale Vescovo della Diocesi Suburbicaria di Porto e Santa Rufina dal 16-VI-1603, Chierico della Diocesi di Orvieto, eletto Vescovo di Orvieto il 25-VI-1554, rassegnò il governo della Diocesi nel 1560, Amministratore della Diocesi di Orvieto dal 1570, Cardinale Primo prete dal 1598, Sotto Decano del Sacro Collegio dei Cardinali dal 1603.


(Girolamo giovane Cardinale diacono)

Poesia in suo onore composta da Girolamo Marchetti


Giovannotto Simoncelli

Figlio di Antonio, governatore della Rocca di Ancona, cavaliere dell’Ordine di Santo Stefano.

Stemmario del Cardinale


Giovanni Battista

Figlio di Antonio, fratello minore del Cardinale Girolamo, sposò Costanza, figlia ed erede di Pietro Giacomo Monaldeschi, dalla quale ebbe due figli, Cristoforo e Giulio.


Giulio

(- 1617)

Figlio secondogenito di Giovanni Battista venne inviato dal Cardinal Girolamo, ancora giovanissimo, a Montefalco, insieme al luogotenente Girolamo Magoni per prendere possesso della città. Di fatto è il cadetto della linea cadetta, tutti gli altri sono stati sistemati! Simoncello è destinato a succedere al padre Antonio come Conte di Castelpiero; Giannotto è già governatore della Rocca di Ancona, Scipione è Capitano dell’armata orvietana; e quindi Giulio viene inviato a Montefalco in cerca di affermazioni. Ironia della sorte oggi tutti gli altri rami sono estinti ad eccezione di quello di Giulio. Il governo di Girolamo cessò ben presto ma, non avendo prospettive in Orvieto, Giulio decise di rimanere a Montefalco. Non sappiamo se per rendere ancora più forte la svolta o per un errore di trascrizione, nei documenti il suo cognome si trasforma da Simoncelli a Simoni Moncelli, come anche riportato nei catasti di fine secolo XVI dove vengono riportate le sue cospicue proprietà terriere trasferite Heredes Juli Simonis Moncelli.


Maria Aloisa

(1761 - 1836)

Nel 1827 la proprietà è gestita dall'erede Maria Aloisa Moncelli, donna di grande cultura e saggezza tanto da meritare l'appellativo di “La Veneranda”. In questi anni la Nobile Maria Aloisa, si dedica con grande attenzione e cura a portare avanti la produzione nelle sue terre in Montefalco, raggiungendo ottimi risultati nella vigna e nella produzione di vino e olio.

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